La Tradizione
agenzia di viaggi e promozione del turismo in Val Trebbia | agenzia di viaggi Genova | tour operator

Trebbia Viaggi agenzia di viaggi e promozione del turismo in Val Trebbia | agenzia di viaggi Genova | tour operator La Tradizione

La Tradizione

Il Territorio delle Quattro Province

La porzione di Appennino compresa nelle Province di Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza è conosciuta con l’appellativo di “Quattro Province”. Il toponimo Quattro Province ha origini recenti e si rintraccia in alcuni studi etnologici e musicali effettuati a partire dagli anni settanta del Novecento in poi. Tale denominazione fu coniata e impiegata per identificare un territorio, quale quello convergente nei quattro suddetti distretti amministrativi, accomunato dalle medesime tradizioni musicali, in particolare strumenti e danze tradizionali. A partire dagli anni 2000 il nome è stato esteso a concetti storici e geografici atti a rimarcare una precisa  identità culturale dell’area in oggetto. Tuttavia le popolazioni di questi luoghi non hanno mai attribuito un nome particolare o univoco alla zona. La Val Trebbia fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle Quattro Province, caratterizzato da usi e costumi comuni e da un importante repertorio musical-coreutico. Il modo di cantare dei cori, influenzato dal trallallero genovese, il repertorio delle musiche da piffero e le danze popolari dette delle Quattro Province sono preziose testimonianze di una cultura antica miracolosamente sopravvissuta fino ai nostri giorni. Accomunano questi territori anche alcune feste popolari e riti calendariali quali le questue per il calendimaggio, il carnevale e i festeggiamenti dei santi patroni.

Musica

Il repertorio musicale è corposo, antico, trasmesso attraverso i secoli. Comprende, oltre le melodie da ballo, brani che scandivano i momenti della vita contadina.

 

Strumenti tradizionali

Lo strumento principe è il piffero appenninico, un oboe popolare generalmente in bosso o ebano, accompagnato oggi dalla fisarmonica e fino agli anni trenta dalla müsa (cornamusa tipica di quest’area). Il piffero è costituito da tre parti: la bocchetta che è il disco poggia labbra che porta le ance (musotti); la canna che ha sette fori anteriori e uno posteriore per la diteggiatura; il padiglione terminale (campana) che porta in un forellino un penna di coda di gallo per pulire le ance.

Costruttori e adattatori di pifferi sono noti nel territorio delle Quattro Province dall’Ottocento. Oggi i pifferi continuano ad essere costruiti da Ettore Losini, detto Bani, di Degara di Bobbio e da Stefano Mantovani di Casanova Staffora.

La müsa è composta da una canna con fori digitali (chanter o canna del canto), da una canna di bordone che emette un unico suono e da una detta insufflatore. Tutte e tre sono inserite in un otre di pelle che costituisce il serbatoio dell’aria. Venne utilizzata fino agli anni trenta del secolo scorso, prima di essere sostituita dalla fisarmonica. Recentemente alcuni suonatori hanno cominciato a reintrodurre nuovamente la müsa nei concerti di ballo tradizionale e il costruttore Ettore Losini detto Bani le produce nel suo laboratorio di Degara di Bobbio. La müsa dava il nome, e ha continuato a farlo ben oltre la sua scomparsa, alla coppia di musicisti tipica delle Quattro Province i müsetta, che suonavano prima piffero e müsa, poi piffero e fisarmonica. Il tradizionale duo ha dato il nome al gruppo musicale della Val Trebbia noto appunto come Müsetta.

 

Danze tradizionali

Le danze che animano le feste appartengono alle danze in coppia chiusa, alle danze di gruppo a figure e alle danze pantomimiche. Quelle praticate più frequentemente sono le danze in coppia chiusa, comprendenti oltre a valzer e mazurche, la polca a saltini, eseguita con passo saltato tipico delle Quattro Province, impegnativa sia per la velocità del ritmo sia per la coordinazione indispensabile tra i due ballerini. Le danze di gruppo a figure presentano coreografie circolari come nella piana e spesso nell’alessandrina e nella monferrina, o altre coreografie a terzetti, quartetti o sestetti come in giga a due, giga a quattro, perigordino e presumibilmente nella bisagna oggi in disuso. Danza pantomimica con valenze teatrali è la povera donna, eseguita da coppie che impersonano una donna e il marito che ad un tratto rimane a terra come morto per poi rialzarsi al suono di una nuova strofa musicale.

 

La Festa del Calendimaggio

Il calendimaggio è una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d’Italia come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita. La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una questua nella quale, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (o maggerini) cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano. Si tratta di una celebrazione che risale a popoli dell’antichità molto integrati con i ritmi della natura, quali celti, etruschi e liguri, presso i quali l’arrivo della bella stagione rivestiva una grande importanza.

A Marsaglia, nel Comune di Corte Brugnatella, si svolge la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio e viene chiamata Carlin di Maggio. Nella zona fra il Passo del Brallo, Bobbio e Corte Brugnatella è posticipata al 3 maggio o alla prima domenica del mese ed è conosciuta con il nome di Santa Croce.

Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi (ontano, maggiociondolo) che accompagnano i maggerini e i fiori (viole, rose), citati nelle strofe dei canti, con i quali i partecipanti si ornano. In particolare la pianta dell’ontano, che cresce lungo i corsi d’acqua, è considerata il simbolo della vita ed è per questo che è spesso presente nel rituale.

 

L’uovo ha certamente una valenza simbolica, personaggio principe di queste questue primaverili, simboleggia la rinascita. Nei tempi passati per le famiglie contadine e montanare, che non vivevano certo nell’abbondanza, era un bene facilmente disponibile e rinnovabile, una delle poche cose che si poteva facilmente donare ai questuanti. Oltre che mezzo per una scorpacciata collettiva, trasformato in frittate e accompagnato da vino, salumi e dolci raccolti nella questua, l’uovo, nei piccoli paesi, era facilmente convertibile in denaro. Il negozio o il fornaio accettava in pagamento uova al posto delle monete, che nelle mani dei contadini passavano raramente, per cui le uova raccolte, se erano molte, venivano portate al negozio per avere in cambio altri generi alimentari.

Gli animatori e orchestratori della serata sono i canterini, gruppo di cantori, solitamente tutti uomini, organizzati nella tipica formazione corale della Val Trebbia (coro polivocale maschile dove predomina l’impostazione con linee melodiche ad intervalli di terza) riconoscibili dai fazzoletti al collo e dai cappelli di paglia. Il gruppo è guidato dal capo dei canterini (prima voce) che oltre a dare l’attacco alle strofe è il referente di tutta la manifestazione.

Non può mancare l’accompagnamento del piffero che con la fisarmonica e spesso la müsa fornisce la traccia musicale alla manifestazione. I musicisti seguono i canterini suonando brani da strada (come la sestrina) nei trasferimenti da un luogo all’altro; brani da ballo di gruppo (come alessandrina, monferrina, piana) e di coppia (valzer, mazurca, polca a saltini) vengono eseguiti dove un cortile, una piazzetta o la strada concedono lo spazio sufficiente. I musicisti danno modo ai canterini di tirare il fiato, poiché il loro canto viene ripetuto nella nottata un numero di volte equivalente al numero di case. Il gruppo che tradizionalmente partecipa al Carlin di Maggio è quello dei Müsetta.

Il Carlin di Maggio comincia la sera e si protrae fino ad esaurimento del giro augurale delle case, che solitamente avviene verso le tre o le quattro della mattina.

La manifestazione parte dallo spiazzo antistante al comune dove il sindaco chiama, nome per nome, le persone che fanno parte dei canterini, si forma il gruppo che intona il Carlin di Maggio, segue qualche brano dei musicisti e si parte. Apre il corteo il gruppo dei canterini, seguito dai musicisti, dagli abitanti del paese e, in coda, da una camionetta-trattorino per la raccolta dei doni. I canterini si fermano davanti alle case abitate, se non proprio a tutte, quasi, non tralasciando frazione, rione, slargo dove vi sia dell’ospitalità. La prima cosa, giunti davanti alla porta, è il canto delle strofe bene auguranti, che viene ascoltato in silenzio dai padroni di casa e dal corteo, la seconda il dono: uova, vino, salumi, a volte denaro, che viene raccolto con cestini (cavagne) e poi caricato sul trattorino. A seguire il brindisi e l’assaggio delle specialità che i padroni hanno imbandito fuori dall’uscio. Il momento è chiuso da canti, anche da osteria, a cui si uniscono tutti i partecipanti e balletti se lo spazio lo consente. Se una casa, che si sa abitata, non si apre (succede molto raramente) per accogliere il maggio i canterini hanno in repertorio una strofa di malaugurio, che cantano davanti alla casa prima di proseguire nel giro.

 

Feste religiose

La domenica di Ascensione, a Bobbio si svolge un’antica processione dal castello con benedizione della terra e dei suoi frutti e dei buslanin, le tipiche ciambelline salate.

La fine del mese mariano viene festeggiato in diversi paesi della valle da una processione serale con la statua della Madonna portata per le vie cittadine illuminate da file di lumini.

Durante la stagione estiva si svolgono generalmente le feste patronali.
A Torriglia, in alta Val Trebbia, l’ultimo fine settimana di Agosto, ricorre la Festa della Madonna della Provvidenza che fu portata per la prima volta in processione nel lontano 1836 per chiedere la grazia di debellare un’epidemia di colera. La sera della vigilia uno spettacolo pirotecnico apre le celebrazioni. Le strade sono tutte decorate da luminarie. La domenica, nel pomeriggio, la grande cassa della statua ottocentesca della Madonna viene portata in processione alla quale partecipa con particolare devozione la popolazione tutta. Alla processione prendono parte anche i cristezanti, cioè coloro che sono atti a portare in equilibrio grandi crocefissi di pregevole fattura e notevole peso.

Spesso le feste religiose sono anche l’occasione di serate danzanti. A Montebruno, il giorno 8 Settembre, si festeggia la Madonna di Montebruno, la cui statua, di fattura bizantina, secondo la tradizione fu miracolosamente trovata da un pastorello muto in seguito ad una apparizione nel 1486.

Il 10 Agosto rispettivamente nei Comuni di Gorreto e Propata si festeggia San Giovanni Battista e San Lorenzo. A Propata oltre alla serata danzante, la giornata è occasione di un caratteristico mercato. 
Patrono di Rovegno è San Giovanni Battista che si festeggia il 24 Giugno.
Il 23 Novembre, Festa Patronale di San Colombano a Bobbio. All’Abbazia di San Colombano, concelebrazione eucaristica, distribuzione del Pane di San Colombano, una forma di pane gigante riproducente la statua del santo patrono, tagliata poi a pezzi dopo la benedizione del vescovo. La sera precedente viene effettuato il Transito di San Colombano con l’accensione di migliaia di lumini, la processione del busto reliquiario nella chiesa abbaziale e la celebrazione della vita del santo, segue nel porticato la distribuzione di prodotti tipici locali.

A San Colombano è legata anche la leggenda del Ponte Gobbo o Ponte del Diavolo. Nel medioevo, la costruzione di un ponte era un’opera di grande ingegno, considerata quasi prodigiosa. Per questo la costruzione dei ponti ha dato origine a molte leggende che spesso avevano come protagonista il diavolo, in quanto congiungere due luoghi che la natura (e Dio) aveva voluto separati era vista da molti come un’opera diabolica.
La leggenda narra che San Colombano volesse costruire un ponte per unire le due sponde. Il Diavolo si offrì di costruirlo in una sola notte, a patto di possedere l’anima del primo che lo avesse attraversato. San Colombano accettò e il Demonio costruì il ponte con l’aiuto di un gruppo di demoni di altezza e corporatura diversa, da cui la caratteristica gibbosità e irregolarità del ponte. Al mattino il monaco irlandese tenne fede alla parola data, ma visto che il ponte non era "normale" gabbò il demonio facendovi passare per primo un cane (una tradizione antica vede come animale sacrificale l’amico orso).

 

Altre Manifestazioni

Numerose sono le sagre legate alla produzione di prodotti alimentari tipici o stagionali.
A Torriglia, all’inizio del mese di Giugno, si svolge la nota Sagra del Canestrelletto organizzata dal Consorzio che riunisce tutti i produttori di questo classico dolce seguendo la tradizionale ricetta.
Il mese di Settembre è dedicato alla Sagra del Miele, organizzato dalle diverse cooperative di apicoltori per presentare la propria produzione annuale. Diverse anche le Castagnate che aprono il lungo periodo autunnale e invernale.

Anche in Val Trebbia, da qualche anno si svolgono mercatini artigianali dove partecipano hobbisti, in particolare nel periodo che precede le festività natalizie.

Se queste manifestazioni, fatta  eccezione della Sagra torrigliese del Canestrelletto, rappresentano appuntamenti consueti, non possono però dirsi legati alla tradizione storica della Valle come il Palio delle Contrade, di origine medioevale, e la Festa del Pinolo che annualmente si svolgono a Bobbio.

 

Palio delle Contrade

Il Palio è una manifestazione di origine medioevale, che vede la sfida dei contradaioli in varie gare di abilità, per la conquista del drappo che corona la contrada vincente. Le cinque storiche contrade di Bobbio, prendono il nome dalle altrettante porte d’accesso alla città medioevale già esistenti nel XII secolo: Alcarina, Fringuella, Agazza, Legleria e Nova. La manifestazione che si tiene la 2ª domenica di Agosto è aperta nel primo pomeriggio dal Corteo Storico che si snoderà dal Castello lungo le vie del centro fino a piazza S. Fara e vede i rappresentanti di ogni contrada sfidarsi in varie gare di abilità per decretarne la vincente. I contradaioli vestiti con i colori di appartenenza si cimenteranno in cinque sfide: Corsa con le Torri, Lancio dell’uovo, Ratto della Castellana ed infine il Palo della Cuccagna in piazza Duomo. Per i più giovani vi è il Palio dei Fanciulli. La premiazione finale con la consegna del "Palio" conclude la disfida, mentre alla sera in ogni piazza di riferimento si terranno le cene delle contrade.

 

Festa del Pinolo

Sagra tradizionale con stand gastronomici e musica dal vivo organizzata l’ultimo fine settimana di Luglio a base di Pinoli, piatto tipico bobbiese. I Pinoli sono gnocchetti verdi alla ricotta al sugo detti Pìn o anticamente Pè da lésa (piedi di slitta per la forma tipica) fatti con farina, ricotta, spinaci o bietole, uova, Grana Padano, pan grattato, cotti e conditi tradizionalmente con il sugo di funghi o di carne o pomodoro