Cenni storici
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Cenni storici

La Val Trebbia fu abitata già durante il neolitico, a tale periodo risalgono infatti i resti archeologici rinvenuti nella zona di Sant’Andrea nel comune di Travo durante una campagna di scavi. Il territorio del comune di Gazzola, compreso tra il torrente Luretta ed il fiume Trebbia, fu sede di numerosi insediamenti romani e il 18 dicembre 218 a.C. teatro della leggendaria battaglia della Trebbia che vide affrontarsi le legioni di Roma comandate dal console Tiberio Sempronio Longo sconfitte dall’esercito cartaginese guidato da Annibale. La battaglia è passata alla storia grazie all’astuzia dimostrata dallo stratega cartaginese che riuscì ad indurre i Romani a guadare il fiume Trebbia in pieno inverno costringendo i soldati di Roma a combattere in condizioni sfavorevoli, bagnati e infreddoliti. Inoltre un distaccamento di truppe scelte dell’esercito punico fu nascosto da Annibale in posizione defilata prima dell’inizio della battaglia, ordinando che attaccasse i nemici alle spalle nel culmine dello scontro.

La valle fu culla della rinascita del cristianesimo e della civiltà, andati perduti con la caduta dell’impero romano. San Colombano, monaco irlandese, durante il suo viaggio verso Roma, giunse nell’autunno del 614 a Bobbio dove fondò con i suoi confratelli un monastero, punto di aggregazione per la popolazione che insieme all’evangelizzazione conobbe tecniche artigianali dimenticate da lungo tempo.

Il cammino che univa Piacenza alla costa ligure vide un continuo  passaggio per diverse popolazioni che dalla grande pianura si spingevano verso il mare e da questo ritornavano con preziosi carichi di mercanzia provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo.

Tutta l’area fu governata da diverse nobili famiglie. Nell’attuale provincia genovese si ricordano i Malaspina, i Fieschi che in seguito alla disgraziata congiura del 1547 persero gran parte delle loro proprietà passate alla famiglia Doria. Questi ultimi mantennero il potere fino al 1797. Gli Anguissola, i Farnese e i Landi per la zona piacentina. Cospicuo è il numero di castelli che testimoniano l’alternarsi delle famiglie al potere. Alcuni sono oggi visitabili al loro interno mentre di altri restano solo le rovine. Con l’affermarsi delle idee di libertà ed uguaglianza portate dalla Rivoluzione francese, il popolo si ribellò alle antiche famigle nobiliari che furono rimpiazzate dal ceto facoltoso dei commercianti. L’inizio del XIX secolo segna l’arrivo delle truppe napoleoniche che depredarono le ricchezze ecclesiastiche e civili. I Francesi si resero rresponsabili di numerosi eccidi per soffocare la rivolta dei cosiddetti "Viva Maria" che intendevano rrestaurare il vecchio regime anche con l’aiuto del clero. All’inizio del secolo scorso la valle, soprattutto nelle sua parte ligure, vide un gran movimento di emigranti verso le Americhe in cerca di un nuovo futuro. Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943, i monti della Trebbia furono teatro di numerosi scontri tra i nazifascisti e le bande partigiane. Fascia, il più alto comune della Liguria, durante la Seconda Guerra Mondiale fu una delle capitali della Resistenza; qui nacquero due importanti divisioni partigiane: la Bisagno e la Scrivia che presero rispettivamente il nome di battaglia dei loro comandanti Aldo Gastaldi e Aurelio Ferrandi. All’entrata del borgo, il Monumento a Bisagno e ai Partigiani commemora questi gloriosi e drammatici eventi. Numerosi gli eccidi e le violenze commessi dall’occupante tedesco. Tra queste quello compiuto nell’inverno del 1944 da un reparto di ex prigionieri sovietici (turkmeni e mongoli) al soldo dell’esercito germanico che partito da Rivergaro risalì la valle nonostante il terribile gelo, il fango e gli alti cumuli di neve, lasciando dietro di sè morti e rovine.

Nel secondo dopoguerra si osservò un secondo abbandono della popolazione in favore delle città al quale poi seguì un movimento inverso mosso non solo da costi abitativi più bassi rispetto ai grandi centri urbani, ma anche dall’aumentata esigenza di vivere in un ambiente sano e a misura d’uomo.

 

Annibale giura vendetta ai Romani (Claudio Francesco Beaumont)