Centri artistici emiliani
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Trebbia Viaggi agenzia di viaggi e promozione del turismo in Val Trebbia | agenzia di viaggi Genova | tour operator Centri artistici emiliani

Centri artistici emiliani

Ottone

 Ottone è la porta d’ingresso alla Val Trebbia emiliana. Il suo territorio, già abitato in epoca neolitica, certamente fu occupato dai Romani e dai Celti. Il suo centro storico, sulla riva destra del Trebbia, merita una visita attenta. Pregevole il Palazzo Doria, di probabili origini tardo medioevali, rimaneggiato nel XVI secolo, con finestre ad ampia strombatura e un caratteristico pozzo. La Chiesa parrocchiale di San Marziano, in stile barocchetto ligure, sorge probabilmente su un’antica chiesetta del XII secolo e risale ad un periodo collocabile tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII. Alla Vergine della Salute è tributata una particolare devozione. All’esterno in una nicchia sovrastante il portale è visibile la statua del santo al quale la parrocchiale è dedicata. All’interno un artistico fonte battesimale e il prezioso altar maggiore realizzato in stupendi marmi. Il coro, opera di alto livello dello scultore genovese Podestà, presenta una raffinata decorazione lignea con festoni alla sommità. Meritevole di interesse la vicina casa con facciata in pietra a vista e introdotta da una rampa di scale racchiusa da due arcate sorrette da una possente colonna con capitelli.
Il Museo di Arte Sacra, inaugurato nell’aprile 2001, conserva oggetti ecclesiastici provenienti dalle chiese del territorio di Ottone: argenterie, mobili, pregevoli stoffe e quadri di scuola genovese e toscana. A destra del Municipio di trova l’Oratorio di San Rocco, una costruzione  del 1335 recentemente ristrutturata, la facciata è in pietra a vista, l’interno a croce greca è caratterizzato dall’ampia cupola centrale. La parte alta della cittadina è dominata dal Castello. Costruito dai Malaspina nel 1164 fu acquistato da Gian Luigi Fieschi nel XVI secolo e infine passato ai Doria che lo possedettero fino al 1797, quando fu trasformato in carcere. La possente struttura in sasso, ampiamente rimaneggiata, è costituita da un torrione e più corpi circondati da mura. I sotterranei conservano gli anelli in ferro dove si appendevano i giustiziati. A circa duecento metri dal paese troviamo il Mulino dei Principi del XIV secolo, poi ampliato tra il XVII e XIX secolo. Appartenuto ai Doria, presenta due ruote per la macinazione dei cereali e castagne. La parte più antica è al piano inferiore, sopra l’officina dove le donne preparavano la canapa per la tessitura, all’ultimo livello la casa del mugnaio.
Tartago, frazione del comune di Ottone, sui primi contrafforti della piccola e vicina Val Boreca, tributario del Trebbia, è un piccolo gioiello dell’architettura contadina che conserva caratteri tipici e ormai quasi scomparsi in altri centri. Passeggiare per gli stretti vicoli, alcuni dotati di passaggi voltati, sostare dinnanzi alle case in pietra a vista le une addossate alle altre, osservare i rari balconi in legno, vuol dire ritrovare lontane atmosfere ormai scomparse, tipiche dell’Appennino ligure-emiliano.

 

Corte Brugnatella

L’esteso territorio comprendente le due vallate del Trebbia e dell’Aveto rientra nel comune di Corte Brugnatella costituito da diverse località tra le quali Marsaglia, sede del municipio, e Confiente, caratteristico villaggio risalente al IX secolo dove la Trebbia riceve le fresche acque dell’Aveto, prezioso contributo per il particolare regime costante di questo affluente rispetto alla scarsità estiva del fiume principale.
 Il nome di Corte Brugnatella si lega a quello della nobile famiglia dei Brugnatelli, signori del borgo di Brugnello, imperdibile punto panoramico sul Trebbia. Accanto ai ruderi dell’antico castello, sorge la chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano. 

 

Cerignale

 Situato sulla dorsale che divide il fiume Trebbia ed il torrente Aveto, il piccolo centro montano di  Cerignale offre uno dei più suggestivi panorami dell’Appennino ligure-emiliano. Il borgo presenta caratteristiche abitazioni in pietra e un antico mulino con due macine per la frantumazione dei cereali e della castagna.  Posto sul crocevia per Genova, Bobbio e Pavia, la frazione di Ponte Organasco è un caratteristico borgo medioevale difeso da un Castello dell’XI secolo poi trasformato nel XIV secolo dalla Repubblica di Genova in un edificio gentilizio fortificato e residenziale. Sulla strada statale 45 dopo la frazione di Ponte Organasco in direzione di Genova, il tempietto votivo dedicato alla Madonnina della Val Trebbia, protettrice dei viaggiatori in transito. I ruderi del Castello di Cariseto lasciano ancora intuire l’imponenza che doveva caratterizzarlo quando era integro. Documentato già nel 972, nel 1164 Federico Barbarossa lo infeudò a Obizzo Malaspina che salvò l’imperatore dalle truppe nemiche, scortandolo da Pontremoli a Pavia. Nel 1540 passò ai Fieschi e in seguito ai Doria.

 

Bobbio

L’imponente Ponte Gobbo in stile romanico e documentato già nel lontano 1196, caratterizzato dalle sue undici arcate disuguali che coprono una lunghezza di 280 metri, è l’elegante biglietto da visita dello stupendo centro di Bobbio. Insediamento più importante della Val Trebbia, dei fasti descritti nei codici degli Archivi Bobbiensi conserva il sapore medioevale del borgo, fatto di strette viuzze, case in sasso e palazzetti signorili, cresciuto attorno al monastero fondato dal monaco irlandese San Colombano.  Il Museo dell’Abbazia, ospitato nei locali del monastero dove anticamente aveva sede lo Scriptorium di Bobbio con la sua biblioteca, custodisce reperti che spaziano dai primi secoli dell’Era Cristiana fino alla metà del XVI secolo. Il Museo della Città offre l’opportunità, mediante postazioni audiovisive multimediali, di un tuffo nell’antica vita monastica e nell’arte amanuense. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, già documentata nel 1075, e l’Abbazia di San Colombano, che nella cripta racchiude il sarcofago del santo e lo splendido mosaico pavimentale, sono con il Castello Malaspina luoghi di visita da non mancare. Il carattere culturale di Bobbio si perpetua anche attraverso l’appuntamento di rilievo del Bobbio Film Festival, che si svolge in agosto, e del Laboratorio Fare Cinema curati dal regista Marco Bellocchio la cui famiglia è originaria del borgo piacentino. 

 

Travo

Travo, sulla riva sinistra del Trebbia, è un centro antichissimo, abitato già in epoca neolitica. Lo dimostrano i reperti rinvenuti in località Sant’Andrea in seguito alla campagna di scavo iniziata nel 1995 ed ancora in corso.  Il Villaggio Neolitico di S. Andrea presenta una fitta rete di strutture abitative e funzionali ben conservate, parte delle quali ora mantenute a vista. Nell’area archeologica sono stati consolidati, mediante opportuni materiali, le canalette perimetrali, a pianta rettangolare, di due delle sei capanne individuate in questi anni. Per la protezione di tali strutture sono state costruite delle coperture in legno con tetto a doppio spiovente, sormontato da un manto di canne di palude che riproducono stesse dimensioni e volumetria e gli stessi materiali delle antiche capanne. Nelle buche di palo, affiorate durante gli scavi, sono stati ricollocati nuovi paletti lignei in modo da poter descrivere al pubblico l’andamento originario di palizzate e recinti dislocati in diversi punti del villaggio. Presso il margine sud dell’area è visibile l’antico muretto di recinzione a secco in ciottoli protetto da una copertura lignea con tetto in cristallo. 
Il percorso di visita è corredato da una serie di pannelli relativi alla storia del sito, alle strutture abitative e funzionali, ad approfondimenti sul neolitico italiano e locale. Dal 2010 sono visibili anche le ricostruzioni di alcuni edifici neolitici in scala reale, allestiti con materiali ed oggetti, copie di quelli realmente ritrovati in sito. All’interno del Parco vengono organizzati eventi “a tema” che ripropongono le arcaiche tecniche di lavorazione e di cottura dei vasi in ceramica, della scheggiatura della selce, della tessitura e della cottura dei cibi. I reperti ritrovati sono ospitati presso il Museo Civico Archeologico, all’interno del Castello Anguissola, insieme ad altri oggetti risalenti al paleolitico, ceramiche del neolitico, testimonianze dell’età del rame, del bronzo e del ferro, dei Liguri, dei Celti e degli Etruschi fino all’epoca romana. 
Nel borgo medioevale sorge la Pieve di Sant’Antonino, patrono di Piacenza e Travo. Eretta nell’XI secolo per l’evangelizzazione dei territori pagani, fu ampliata nel XIV e rimaneggiata in tempi successivi. Ha la facciata in pietra a vista tripartita. L’interno, a tre navate con volte a tutto sesto, conserva un dipinto cinquecentesco della scuola del Campi raffigurante la Vergine con il Bambino e Santa Giustina, e una statua lignea policroma del XVIII secolo. Meritevole di una visita, la bella Chiesa di Santa Maria si trova in posizione panoramica, forse sull’area di un tempio pagano. L’edificio, seppur rimaneggiato nel XVI secolo, mantiene l’aspetto medioevale con tracce di epoca protoromanica nella parte absidale. La facciata è in pietra a vista con rielaborazioni tardo ottocentesche, il campanile è del XII secolo. L’interno, ad un’unica navata con archi a tutto sesto, è impreziosito da pregevoli affreschi del XIV secolo.

 

Rivergaro

Situato sui primi rilievi collinari, è punteggiato da rigogliosi vitigni che si alternano ai boschi di castagni, querce, olmi e frassini. Il comune ha una spiccata vocazione turistica, sia di passaggio come punto di accesso all’alta Val Trebbia, sia residenziale con molte seconde case per vacanze. Il Municipio del XVII secolo è adiacente all’Oratorio di San Rocco costruito nel XVI secolo e riedificato nel 1613 con il contributo di Ranuccio I Farnese e successivamente rimaneggiato in stile neoclassico nel 1827. Sulla piazzetta dell’antico centro storico, sorgeva il castello, baluardo della resistenza ghibellina contro le rivolte dei popolani, poi sostituito alla fine del XVIII secolo da Villa Anguissola Scotti, caratterizzata da una bella cancellata sui cui lati si aprono due serre, mentre nella parte retrostante del complesso si trova un giardino di proprietà privata progettato dal milanese Villoresi. La Chiesa di Sant’Agata, costruita nella seconda decade del XIX secolo, è in stile neoclassico; nell’interno sono conservati arredi provenienti da chiese piacentine tra i quali il coro ligneo, l’organo del Bossi del 1866 e un baldacchino del 1836. In bella posizione, il Santuario della Madonna delle Grazie, in origine cappella privata del castello di San Giacomo, conserva una statua della Vergine risalente al XII secolo.
In località Montechiaro il bel Castello domina la sottostante valle. Citato come Castrum Raglii negli annali piacentini dal nome della vicina frazione di Rallio, è sormontato dalla torre, la parte più antica della costruzione. Il castello, uno dei più suggestivi dell’intero territorio, è dominato da un alto mastio e protetto da due alte cinte murarie.

Poco lontano da Rivergaro, il toponimo della frazione  di  Pieve Dugliara, il cui significato rimanda all’affluente del Trebbia Diara, appare già nell’877 quando la regina Angiberga donò dei terreni al monastero di San Sisto di Piacenza. La pieve di San Pietro del 1572 e riedificata nel 1722 ha una poderosa torre campanaria con base del XVI secolo e un interno a tre navate a croce latina arricchito da decorazioni di rilievo.

Il Castello di Niviano del XII secolo, attualmente di proprietà privata, presenta una struttura quadrangolare con ai vertici torri cilindriche e mastio d’ingresso con tracce degli incastri del ponte levatoio.

 

Gazzola

Il  Castello di Gazzola è documentato per la prima volta nel 1328 come proprietà di Bartolomeo Dolzani. Come molti altri castelli piacentini il maniero vide nel corso dei secoli molteplici passaggi di mano. Tra le famiglie nobiliari che ne entrarono in possesso vanno ricordati gli Anguissola, i Bonelli, e da ultimi i Mascaretti che vi abitarono dal 1850 siano al 1870 quando il castello fu acquistato dal Comune di Gazzola. La rocca si presenta con pianta ad U e due grandi torri quadrate e oblique disposte ai vertici del perimetro sul lato che si apre sulla campagna circostante. Nel cortile interno sono presenti un pozzo barometrico ed un doppio loggiato. Tra gli interni segnaliamo un grande salone impreziosito dal camino sormontato dallo stemma araldico dei Bonelli.
L’esteso territorio del comune di Gazzola ospita  diversi castelli, un tempo dimora di famiglie nobiliari.  Tra tutti il più conosciuto è quello di Rivalta, imponente complesso fortificato posto su una ripida scarpata prospicente la riva del Trebbia. L’edificio è già testimoniato nell’XI secolo. Fu dei Malaspina poi nel XIV secolo dei Landi che lo tennero fino alla fine del XIX secolo quando passò agli Zanardi Landi. Del periodo medioevale rimane il massiccio mastio. Tra quattrocento e cinquecento l’edificio venne ampliato con la costruzione di un palazzo articolato intorno a un bel cortile con portici e loggiati. Il castello è dominato dall’imponente torrione innalzato nel XV secolo attribuibile all’architetto lombardo Solari. Nella seconda metà del XVIII secolo, l’interno venne trasformato in fastosa residenza signorile. Due sono le particolarità del castello di Rivalta che richiamano tutti gli anni migliaia di turisti: il fatto di essere un intero borgo murato e non un semplice castello e il perfetto stato di conservazione della struttura nei suoi vari dettagli. Da non perdere la visita guidata che dura un’ora ed è di estremo interesse storico. All’interno si susseguono vaste sale signorilmente arredate ed il grande salone d’onore lungo 25 metri dotato di camino monumentale e un pregiato soffitto a cassettoni. Trova posto anche un museo nel quale si conservano armi antiche e storici vessilli (compreso quello che sventolò durante la storica battaglia navale di Lepanto di cui esiste un dettagliato plastico). Di rilievo anche la cappella, la biblioteca e la grande cucina arredata con pezzi originali.  A testimoniare l’importanza e la bellezza di Rivalta la costante presenza di ospiti illustri quali la principessa Margaret, sorella della Regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Collocato sulla dorsale che divide Val Trebbia e Val Luretta, il Castello di Monticello rappresenta dal punto di vista paesaggistico un tutt’uno piacevole ed armonioso con il circostante ambiente collinare tipico del basso Appennino piacentino. La struttura è a pianta quadrangolare irregolare, ma attualmente mostra i segni ben visibili delle varie e disomogenee modifiche ed aggiunte architettoniche subite nel corso dei secoli. Il fronte del castello è sul lato orientale, che è dominato dalla mole del portale, dotato in antico di ponte levatoio; una robusta torre quadrata si eleva a sinistra dell’ingresso a guardia del lato sud, mentre due torrette rotonde sono poste a protezione del lato settentrionale. L’interno si sviluppa attorno a due cortili di diverse proporzioni, prospicienti i principali corpi di fabbrica, adibiti ad abitazione. Attualmente il castello è adibito a sede di una locale azienda agricola. Visite su richiesta.

 

 

Gossolengo

Il Comune di Gossolengo, il cui stemma riporta il fiume Trebbia e l’elefante a ricordo della battaglia tra gli eserciti di Annibale e Tiberio Sempronio Longo, conserva diverse dimore antiche tra le quali il Castello del XII secolo.

Poco distante dalla riva destra del Trebbia, opposto a Rivalta, la località di Caratta è caratterizzata dal Castello che fu nell’XII secolo dei Malaspina e successivamente passò ai Landi che lo tennero fino ai primi decenni del Cinquecento. L’edificio, a pianta rettangolare, è ora sede di un’azienda agricola.
La frazione di Settima distante solo 4,5 km da Gossolengo è conosciuta per il ritrovamento casuale da parte di un contadino nel 1877 del cosiddetto fegato etrusco. Si tratta di un fegato di pecora in bronzo con incise molte diciture ed usato dai sacerdoti per leggervi il volere divino. Attualmente è esposto al museo civico di Piacenza.

Sempre sulla Statale 45, l’insediamento di Quarto  annovera la bella Villa Soprani Calciata del XVII secolo con annesso l’Oratorio di Sant’Antonio e il Castello di Bardinezza già documentato nel 1335. A pianta rettangolare con torri di altezze diverse tra loro, presenta nel mastio di ingresso tracce di incastro del ponte levatoio. Entrambi gli edifici sono di proprietà privata.

 

 

Calendasco

Il campanile di Cotrebbia Nuova nel territorio del comune di Calendasco caratterizza il piccolo abitato ed è la massima realizzazione dell’architetto piacentino Camillo Guidotti. La costruzione alto quasi 50 metri e dalla particolare forma cilindrica fu realizzata tra il 1919 e il 1920.

Nelle immediate vicinanze la frazione di Cotrebbia Vecchia dal latino “caput Trebiae” (in capo alla Trebbia) sta ad indicare l’antica presenza del letto fossile del fiume che scorreva fino al IX secolo a.C. poco a ovest.

Il toponimo di Cotrebbia appare per la prima volta in un documento del 3 giugno 865, con il quale l’imperatore Ludovico II fece delle donazioni al monastero di San Sisto in Piacenza.

 

 

Piacenza

La strada statale 45 giunge infine a Piacenza, centro storico e artistico di rimarchevole importanza. Al posto della  descrizione scritta dei singoli monumenti preferisco proporre un interessante filmato intitolato "Piacere, Piacenza"realizzato da Roberto Dassoni per conto del Comune di Piacenza.

 

 

 

 

Ottone - Chiesa di San Bartolomeo